“IRINA PALM” E “CARAMEL”: L’UNIVERSO FEMMINILE, L’AMICIZIA E L’AMORE. DUE FILM DA GUARDARE E DA “PORTARE CON SE`”.
Anche in questo nuovo anno per me il cinema non potrà mancare e se è vero che “chi ben comincia ben finisce”, almeno da questo punto di vista, il 2008 si preannuncia interessante.
Inizio a scrivere in questo “nostro blog” parlando di due film che ho visto in questi giorni e che consiglio a tutti: “Irina Palm”, film britannico del regista tedesco-belga Sam Garbarsky e “Caramel”, film libanese della regista Nadine Labaki.
I film hanno due “anime” diverse, ma sono entrambi due piccoli “gioielli” della cinematografia contemporanea (e su questo anche la maggior parte della critica sembra essere d’accordo) che fondamentalmente affrontano, con tanta umanità e senza mai giudicare e annoiare, gli stessi temi: l’universo femminile (spesso in contrasto con quello maschile), l’amicizia e l’amore. Si ride e ci si commuove con il cuore attraverso le vicende amare, dal risvolto dolce, delle storie che qui vengono raccontate e ci si sente intimamente vicini alle protagoniste, donne “comuni” alle prese con se stesse e con le vicissitudini della loro esistenza.
Irina Palm (interpretata da una bravissima Marianne Faithfull, ex icona rock degli anni ’60) è una nonna dimessa della campagna inglese che per amore del nipote gravemente malato accetta di fare una cosa per lei fino ad allora impensabile: “l’hostess” – masturbatrice – in un locale a luci rosse di Londra. Improvvisamente Irina (questo è il “nome d’arte” che le verrà dato) si trova in un mondo a lei estraneo sotto tutti i punti di vista che però affronta con tanto spirito di adattamento (divertenti e toccanti le scene della sua “colonizzazione” del posto di lavoro attraverso i fiori e il quadro portato da casa) e determinazione perché spinta da un sentimento forte ed autentico. E così Irina diventa una sorta di eroina, una donna onesta e coerente che non teme di seguire il suo cuore anche quando la strada per farlo si presenta inconsueta e tortuosa.
Oltre alla figura della protagonista interessanti sono anche i ritratti dei personaggi che ruotano intorno a lei: le amiche che si rivelano ipocrite e insensibili (un altra scena indimenticabile è quella dove lei confessa a loro in cosa consiste la sua nuova attività lavorativa), il boss dal cuore buono del locale notturno (interpretato dall’attore serbo Miky Manojlovic, l’attore di Kusturica, dal volto straordinariamente espressivo e considerato uno dei più bravi attori dell’Europa dell’est), la giovane collega che inizialmente la accoglie con affetto e solidarietà, il figlio stremato dal dolore che non vuole accettare l’aiuto economico della madre quando sa come è stato ricavato e la nuora, l’unica che darà un senso concreto allo sforzo psico-fisico della protagonista perché sa che per sangue del proprio sangue si può fare veramente di tutto.
“Caramel” è una storia meno originale nella sceneggiatura (le storie personali delle protagoniste si ritrovano anche in altri film, penso ad esempio a quelli di Almodovar), ma è altrettanto piacevole e delicatamente profonda.
Più solare sotto tutti i punti di vista di “Irina Palm”, che porta sempre con se i toni grigi tipici del mondo britannico, il film racconta l’esistenza e il movimento di anime di cinque donne che ruotano intorno ad un istituto di bellezza nella Beirut piccolo-borghese prima degli ultimi bombardamenti. Complicità, confidenza, sostegno, affetto e sincerità sono gli ingredienti di un’ intensa amicizia, l’unica cosa in grado di salvarle da tutto: dagli uomini che tradiscono le loro aspettative o non le comprendono fino in fondo, dalla società che sembra non darle la possibilità di essere veramente se stesse, dai pericoli provocati da differenze religiose e culturali e dalle loro fragilità.
Particolarmente coinvolgente la storia dell’anziana sarta che per amore della sorella più vecchia, “innamorata e fuori di testa” (e questa è la figura più trascinante, “divertente” e incancellabile del film), rinuncia (era proprio necessario? Non era possibile un compromesso?) all’affetto che forse per tutta la vita aveva aspettato e che poteva dare una svolta alla sua quotidianità conducendola verso nuove emozioni.
Belli e penetranti i colori, i tagli d’immagine sempre sapientemente ricercati e la colonna sonora che accompagna senza prendere il sopravvento.
Entrambi i film hanno un lieto fine. Mi sono chiesta, soprattutto nel caso di “Irina Palm”, se questo non fosse un elemento che, proprio perché quasi scontato e intuibile fin dall’inizio, banalizzava il film rendendolo troppo “buonista”. Mi sono risposta di no; penso comunque che un lieto fine debba essere sempre ben accolto.
Se è vero che l’arte cinematografica dovrebbe principalmente far pensare, smuovere le coscienze, emozionare, educarci al bello e, come dice Woody Allen “aiutare ad avere idee migliori sulle proprie emozioni personali”, è anche vero che il suo compito può anche essere quello di farci un po’ sognare, “volare” ed evadere dalla realtà che a volte si presenta troppo amara e “inumana”.
Un lieto fine non danneggia un buon film e può farci andare a casa più fiduciosi e ottimisti, perché come ci insegnano le protagoniste di queste due storie, anche se la vita spesso riserva “colpi bassi” inaspettati e dolorosi si può, e si deve, sempre provare a riprendere il controllo positivo della propria vita.
Alessandra

Ciao stasera sono riuscita a vedere Irina Palm perchè, anche se uscito nei mesi scorsi, è stato riproposto in una delle sale cinematografiche della mia città nella rassegna “Serate in forma di cinema”.
Irina mi ha commosso con il suo spirito di adattamento e la sua determinazione e al contempo mi ha trasmesso “la positività alla gioia di non (im)porsi nessun pregiudizio.”
Marzia
Anche noi ci occupiamo di cinema, ci trovi qui http://controreazioni.wordpress.com/
Bel film irina pal, intelligente e certo non patetico, l’ho recensito anche io, Paul.
Ciao Paul! Grazie per il commento e per la segnalazione del tuo blog che mi sembra veramente molto interessante. Non vedo l’ora di vedere “PRANZO DI FERRAGOSTO”…dev’essere un film piacevole e intelligente. Quando lo vedrò lascierò un commento nel tuo bel articolo!
Compimenti ancora e un salutone.
Alessandra
Una sola precisazione, la recensione su “pranzo di ferragosto” è scritta da Chiara (la mia socia nel blog). Ed è scritto davvero bene, come tutte le altre cose che scrive sul cinema e non solo. Non lo dico solo per affetto, non sono una persona indulgente. Lo dico perchè se lo merita. (io, sul sito, invece sono quello più logorroico ma imparerò la sintesi, prima o poi).
A presto.