Considero “Alle falde del Kilimangiaro”, una delle poche trasmissioni televisive guardabili. Mi piace la sensibilità di Licia Colò, mi piacciono i viaggi proposti e tutti gli argomenti che vengono trattati sempre con intelligenza.
Oggi Licia ha affrontato un tema secondo me importante: i SOUVENIRS DI VIAGGIO. In studio c’era un responsabile del CITES (una parte del Corpo Forestale dello Stato che si occupa del commercio internazionale di specie di fauna e flora minacciate di estinzione), che denunciava il fatto che ogni anno tantissimi animali vengono massacrati per creare souvenir per turisti. Oggetti in avorio, pappagalli e coccodrilli imbalsamati, denti di leone, pelli di tigre, corazze di tartaruga; erano tantissimi gli “oggetti” esposti trovati nelle valigie di alcuni “viaggiatori”.
Ogni volta che mi trovo di fronte a fatti del genere rimango senza parole.
Che il mondo sia invaso da cattivo gusto e volgarità lo sappiamo tutti e in qualche modo spesso lo accettiamo passivamente, ma non possiamo accettare che questi elementi siano la causa della morte di esseri viventi impossibilitati a difendersi e a far valere i loro diritti. Mi chiedo come possano esserci persone desiderose di portare a casa da un viaggio un animale morto o parte di esso. Cosa possono aver imparato dei luoghi dove sono stati se alla fine il souvenir che scelgono è il simbolo del non rispetto per l’ambiente visitato? Sono dell’idea che il rispetto per gli animali e per tutte le altre forme di vita che ci circondano sia un argomento ancora troppo poco discusso e la conseguenza di questo sono anche i terrificanti “souvenirs mortali” che oggi ho visto.
Se volete fare qualche breve riflessione sul tema del rispetto per il mondo animale vi consiglio un libricino, “Il nostro animale quotidiano” di Anna Mannucci, che apre gli occhi e il cuore facendoci capire senza inutili e utopici estremismi che non possiamo ignorare, come viene scritto, che “gli animali non sono risorse a diposizione della specie umana; le loro sofferenze, le loro esigenze – etologiche, fisiologiche, psicologiche – devono essere prese in considerazione. Con razionalità, conoscenza ed empatia”.
Certo essere sempre coerenti nel pensiero “animalista” non è facile, visto che la nostra società è basata sullo sfruttamento degli animali e il conflitto uomo/animale è spesso inevitabile, ma almeno cercare di evitare inutili morti e sofferenze dev’essere uno degli obiettivi di una società responsabile e civile.
Pensate che Licia ha fatto vedere anche uno scialle realizzato con una fibra preziosissima e costosissima che una parte del mondo della moda “ama” e ricerca illegalmente. Questa fibra è realizzata con la lana ricavata dal sottopelo di una specie rara di antilopi tibetane che per questo vengono massacrate; per realizzare uno di questi scialli Shahtoosh ci vogliono i cadaveri di almeno 7 antilopi!
Ma la morale umana dov’è finita? Proviamo a chiedercelo, anche questo è un nostro dovere.
Ciao!
Alessandra
Ciao Alessandra, ciao Erika,
vi riporto una frase presa dal libro di Jeremy Rifkin, Ecocidio:
“L’arroganza (e l’ignoranza, aggiungo io) sta nella perversa convinzione che una creatura vivente sia manipolabile all’infinito in funzione delle necessità imposte dalla logica del profitto.”
Marzia D.