10 commenti su “REGGIO EMILIA E I PONTI DI SANTIAGO CALATRAVA

  1. Buon giorno Alessandra,
    sono Valentina Lanzafame, la Crs del comitato di Reggio Emilia, il mio commento alle tue osservazioni sui nostri ponti del celebre architetto: sono perfettamente d’accordo con te…
    saluti

  2. Grazie Valentina per questo tuo inervento, mi fa piacere sapere che anche tu la pensi come me.
    Vedo che Gio’ ha passato parola, lo ringrazierò!
    Grazie a tutti per l’ospitalità. Speriamo di poterci vedere di nuovo! Se volete venire a “farvi un giro” a Treviso, non fatevi problemi, chiamatemi!
    Ciao! Alessandra

  3. DIMENTICAVO…INVITO TUTTI GLI ABITANTI DI REGGIO CHE APRIRANNO QUESTO BLOG A LASCIARE LA LORO OPINIONE…Mi incuriosisce molto sapere casa pensano dei ponti le persone che gli “vivono” ogni giorno. Quindi Vale passa parola anche tu se ti va…
    Ale

  4. Premetto: non sono architetto, ma sono reggiano.
    Parlando dei ponti (cosa che è accaduta molte volte in questi ultimi anni a Reggio) molti miei concittadini esordiscono così: “sì… belli! Però quanto ci sono costati! Non si poteva fare qualcosa di meno esagerato?”.
    Pensiamo che tutti quei soldi sarebbero potuti andare a pagare asili o piste ciclabili, ma poi li guardiamo ogni volta che passiamo in tangenziale e ammettiamo: che belli! Se i soldi per costruire BENE non vengono usati nelle città dove non mancano, dove dovrebbero essere utilizzati?
    Quando parlano poi con qualcuno che non è di Reggio allora tutto cambia e li difendono strenuamente: con orgoglio.
    Sarà che il comune ha fatto un buon lavoro cercando di coinvolgere i cittadini in tutte le fasi del progetto con uno spazio espositivo con plastici, web-cam dirette sui ponti molto visitato e visite guidate ai cantieri.
    Cosa ne penso io? Io credo che la nostra città abbia sempre avuto un senso di inferiorità nei confronti delle vicine e per questo un simbolo così imponente ci piace. E molto. Anche se caro.
    Cosa ne penso poi dell’ “invadenza” dei ponti?
    Prima di tutto il progetto non è ancora finito. E no, non parlo della stazione tav e della copertura del casello. O almeno non solo: tutta la zona sarà soggetta a riqualificazione con costruzione di nuovi stabili di diverse destinazioni (vedere concorso european 9) inoltre avrà atto una piantumazione massiccia di pioppi cipressini (tipici della nostra pianura) il cui verde è perfetto col bianco dei ponti.
    Ancora? Il mondo di oggi è globalizzato (sto banalizzando) e dunque anche l’architettura non potrà che essere simile da Sydney a Buenos Aires, da Oslo a Pechino. Sta all’architetto contestualizzare.
    Cosa che Santiago Calatrava ha tentato di fare: i due “buchi” ai lati del ponte principale dovrebbero ricordare le finestre circolari del Duomo; inoltre gli stralli dovrebbero rassomigliare a ruote di bicicletta, altro simbolo caro ai reggiani.
    Cosa dite? Il paesaggio è stato deformato? Ma avete idea di come fosse prima quel paesaggio? NO! Non credo. Zona industriale tra i campi e l’autostrada (in seguito vi passerà anche la tav): anonimo e slegato dal tessuto urbano. Ecco cosa si è cercato di fare: di riallacciarLO il paesaggio, non di stravolgerlo. Di dargli un senso.

    Ps:Grazie per l’attenzione e per la cordialità attribuitaci (a noi emiliani intendo)! Scusate poi la lunghezza dell’intervento.

  5. CIAO STEFANO, GRAZIE PER IL TUO INTERVENTO. Mi fa molto piacere leggere un altro commento di un reggiano sui ponti. Naturalmente non ha nessuna importanza se non sei un architetto, quello che secondo me è importante è che tu abbia espresso una tua opinione sentita e ragionata su quello che sta succedendo nel tuo territorio. Il fine di questo blog dovrebbe essere proprio questo: scambiare tra persone “comuni” (uso questo termine anche se non mi piace tanto) pareri su diversi argomenti che toccano la nostra vita interiore ed esteriore.
    Ho letto attentamente quello che hai scritto e tanti pensieri e quesiti hanno preso forma dentro di me mentre lo facevo. Premetto che una vera discussione su questo tema avrebbe bisogno di spazi più ampi e diversi da questo, ma cerco comunque di esporti alcune cose che penso.
    Come avevo già detto sopra giudicare il nuovo è sempre complesso, soprattutto se questo “NUOVO” entra nella vita e nell’ambiente di tante persone e se viene fatto con i soldi di noi cittadini.
    Per quanto riguarda la globalizzazione sono anch’io del parere che non possiamo negare e rifiutare il fatto che ormai il mondo è sotto vari aspetti sempre più simile e unito, ma penso anche che la globalizzazione non debba portare ad una omologazione culturale e materiale altrimenti rischiamo di perdere identità e valori indispensabili per un “progresso corretto”. Avevo letto che Calatrava ha richiamato simboli reggiani nei ponti per contestualizzarli, ma mi chiedo se questo è sufficiente per far entrare con armonia queste strutture nel vostro territorio, un “microcosmo” prezioso e delicato con una sua personalità costituita. Per quanto riguarda il paesaggio preesistente non so com’era, lo immagino però ricordando quello che ho visto intorno e quello che vedo nella mia pianura tutti i giorni. Ritengo che ogni paesaggio abbia comunque una sua identità che va rispettata anche se esso non ha delle particolarità attraenti e suggestive; anche una semplice distesa di campi può avere la sua bellezza e provocare emozioni. Se il paesaggio dove sono stati fatti i ponti era quindi “brutto e anonimo” è forse perchè già prima noi uomini l’abbiamo deturpato attraverso una progettazione non attenta alla sua salvaguardia.
    Un’altra cosa: la vostra città è bella e se è vero che vi sentite in qualche modo inferiori, vi prego non fatelo. Ritengo che non ha importanza se una città ha opere o monumenti più o meno celebri, la “bellezza” di una città si valuta osservando altre cose quali ad esempio: la cura dei suoi spazi e la capacità di valorizzarli, la presenza di sedi utili alla crescita culturale e fisica dei cittadini, l’armonia con la quale si sviluppa, la presenza e la divulgazione di intelligenti tradizioni, il suo rapporto con l’ambiente, la capacità di accogliere il turismo e di comunicare la sua storia.
    Come hai ricordato tu l’intervento di riqualificazione territoriale deve comunque essere ancora terminato e allora un giudizio finale si potrà dare veramente solo a “opera conclusa”, io naturalmente mi auguro che ci sia un “lieto fine” e che questi ponti riescano veramente a fondersi con il territorio e le vostre identità. I dubbi a me purtroppo rimangono, la sensazione che il tutto sia sproporzionato persiste, forse perchè la questione non è limitata all’identità di queste strutture, ma al concetto di progresso in senso più ampio. Molto altro vorrei aggiungere, ma per il momento basta così. Ti ringrazio nuovamente per aver scritto qui e ti saluto cordialmente con la speranza che ci siano altri argomenti sui quali discutere civilmente e in modo costruttivo. Un saluto a tutta Reggio. Alessandra

    P.S.: Quando mi ritrovo a parlare di questi argomenti mi viene sempre in mente una bellissima scena del film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana. In questa scena Peppino Impastato ragiona dall’alto di un monte sugli interventi urbanistici fatti sul suo territorio, su come questi abbiano modficato il paesaggio siciliano e sul concetto di bellezza. Una scena, e un film, che consiglio a tutti di vedere perchè al di là del particolare contesto sociale e della presa di posizione politica di Impastato penso che anche la sua lotta e la sua sensibilità siano ancora oggi da ricordare nonostante con gli anni siano cambiate molto cose.

  6. Ciao Alessandra! Ti ringrazio per avermi accolto con tanto calore e gentilezza. Gentilezza che mi ha fatto pensare: rileggendo quanto da me scritto devo ammettere che alcune cose risultano un po’ arroganti, ma era solo schiettezza non edulcorata da un sorriso.

    Quando dici che un campo è comunque attraente e suggestivo sono d’accordo (contando che dalla mia scrivania vedo i magnifici colori dei campi e dei boschetti di pianura che ora sono -alcuni- in fiore).
    Tuttavia quel punto della città non aveva niente di romantico o degno d’interesse. Diciamo che almeno ora lo sguardo si alza seguendo la campata e gli stralli e non mira le brutture dell’autostrada e della vicina area industriale.

    Pensando poi allo sconvolgimento del territorio più che altro mi viene in mente la continua fagocitazione da parte della città nei confronti della campagna: Reggio è cresciuta di più di 2000 persone all’anno negli ultimi 15 anni (senza tenere conto dei comuni limitrofi) e per far fronte a questa crescita si è costruito-e purtroppo il processo non sembra ancora prossimo al termine- molto, troppo. Male? Non sono io a giudicare. Però avrei preferito vedere dei quartieri costruiti in modo che non si perdesse il senso di comunità.
    C’è poi un quartiere che il comune sta costruendo ex-novo: parco ottavi. Ti metto questa pulce nell’orecchio; se ti interessa prova a cercarlo in rete e poi ad esprimere un giudizio.
    Quello che hai scritto sulla nostra città è vero. E ne vado proprio orgoglioso! Ma questa crescita sfrenata è proprio quelle qualità che va a minare: quel sentirsi parte di una comunità che lavora per il benessere comune solo perchè crede sia giusto così potrebbe venir meno.
    Credo che spesso gli amministratori non colgano quanto in realtà l’architettura sia importante per i rapporti tra le persone.
    Anche se il comune di Reggio di sicuro è più illuminato di altri: si investirà nella riqualificazione delle frazioni. Cosa a mio parere ottima: dopo anni di “centralismo” si è compreso che le persone possono anche rimanere nella propria frazione se non c’è bisogno che ne escano (basterebbe una piazzetta con qualche negozietto attualmente inesistenti). Questo non solo aumenterebbe la bellezza dei luoghi, ma anche la qualità della vita. Da ultimo meno persone si muoverebbero verso il centro e meno traffico ci sarebbe e meno inquinamento e meno nervosismo… Mi rendo conto che sembra la pubblicità della citroen C1, ma è proprio così!

    Perciò sarai d’accordo con me che l’architettura deve contribuire a migliorare la vita dei cittadini incastonando il nuovo con armonia nel paesaggio preesistente. Allora staremo a vedere come andrà a finire con i ponti di calatrava!
    Io ti posso assicurare che noi (chi più chi meno) li sentiamo già nostri.
    Sono poi certo che il solito cavalcavia non avrebbe suscitato tante polemiche, ma di sicuro sarebbe stato molto più anonimo e triste. Sicuramente non degno del nostro scambio di idee.

    Ti ringrazio per una risposta così repentina. Fa molto piacere parlare con qualcuno che ne sa più di me, ma che capisce e apprezza il mio interesse. Grazie!

    Se ti interessa poi il progetto vincitore del concorso per la riqualificazione del territorio attorno ai ponti: http://www.europan-italia.com/it/

    Alla prossima. Stefano.

  7. Ciao Ste, grazie per questo tuo nuovo ed interessante commento. Appena possibile – il tempo è tiranno e non riesco mai a leggere tutto quello che vorrei! – “esaminerò” (ti ricordo che anch’io comunque non sono un architetto e che quindi il mio parere vuole e deve essere sempre umile, anche se all’università ho avuto modo di ragionare su questi temi tante volte) i tuoi suggerimenti, cioè i documenti sulla riqualificazione e sul parco ottavi.
    Concordo con te quando sostieni che l’architettura e la pianificazione del paesaggio sono fondamentali per la qualità della nostra vita, ecco perchè questo tema mi piace tanto e appena mi è possibile lo affronto. Ti consiglio di leggere qualche libro di Eugenio Turri e sperando che ci siano presto altri spunti per aprire un piccolo dibattito costruttivo, ti saluto.

    p.s.: Il tuo intervento non era arrogante, ma diciamo…”passionale”; è bello vedere che ci sono ancora persone che osservano e ragionano sui cambiamenti del territorio che li circonda. Ritengo che al di là dei pareri che ognuno di noi può avere sia importante non lasciare che tutto succeda senza pensare e valutare.

    Alessandra

  8. Salve a tutti, io sono vissuta 10 anni a Reggio Emilia e poi mi sono trasferita in Toscana. Non ho seguito i lavori di queste opere però vi posso assicurare che quando sono ritornata mi sono veramente stupita della maestosità e della bellezza di queste opere d’arte. Io penso che la signora Alessandra non può dire che i ponti non sono armonici con il paesaggio proprio perchè non è New York! Ma il fatto è, che è Reggio Emilia, una bella città che dà spazio alle nuove invenzioni e apre le porte al futuro. Apprezzo molto i ponti del signor Calatrava, apprezzo il suo modo di progettare originale e futuristico. Spero che si progettino ancora delle opere interessanti come queste che a me sono piaciute molto. Arrivederci a tutti!

  9. Cari Dario e Martina, è bello vedere che questo mio articolo suscita ancora commenti, grazie.

    Anche se il mio parere non è proprio concorde con il vostro posso dire sinceramente che mi fa piacere capire che chi vive o ama Reggio sia favorevole ai ponti.
    Forse non mi sono spiegata bene, ma come ho scritto a Ste qui sopra, la mia considerazione sul rapporto tra i ponti e il territorio non era proprio “non vanno bene perchè non siamo a New York”, ma era una riflessione sul legame tra le forme dei ponti e il loro contesto socio-ambientale. Comunque sia naturalmente rispetto le vostre idee e se vi va tenetemi aggiornata su come continuano i lavori…magari chissà, cambierò idea…tutto è possibile!

    Un caro saluto.
    Alessandra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...